L’arte, sin dalle sue forme primordiali, è sempre stata un mezzo per indagare i confini tra coscienza e percezione, tra contemplazione e realtà della comprensione umana. Il lavoro di Luca Guatelli mirava ad attivare i sensi e le impressioni visive dell’osservatore per inglobarlo dentro la creazione stessa, guidandolo naturalmente in un percorso ascetico articolato in tre livelli percettivi. L’artista, nel riformulare lo spazio, conferiva un nuovo ruolo all’opera d’arte, permettendole di acquisire una dimensione reinventata, prossima al campo del misticismo, inteso come introspezione e riscoperta del Sé.
Il primo strato sensoriale che lo spettatore si trovava ad affrontare entrando nello spazio era quello dell’equilibrio interiore: la cromia del telo rosso che Guatelli disponeva nella stanza richiamava le vesti dei monaci buddisti, a indicare l’equilibrio del chakra sessuale e quindi l’assenza, nelle loro menti, del desiderio di possesso materiale e sessuale nei confronti di ciò che esiste. Ma il rosso era anche il colore dell’equinozio d’autunno che, dal 21 marzo, lasciava il posto alla primavera e alle sue tinte più tenui.
A un livello intuitivo superiore si trovavano gli “Alberi Scultorei”, capaci di avvolgere gli astanti dentro un giardino Zen. In una prospettiva cosmica l’albero incarnava l’ascesa verticale verso i piani alti e, oltre a fungere da mezzo di trasporto attraverso gli stati interiori dell’Io, assumeva in sé i concetti di saggezza, sacralità e potenza divina. L’artista, in omaggio alla neonata primavera, adornava i fusti con fiori cartacei dal tono bianco, il più completo e puro tra i colori.
Il terzo momento, infine, era quello dell’ascesi, in cui si giungeva alla liberazione dal dolore e alla dimensione del nirvana: Guatelli ne dava rappresentazione donando libertà a una colomba, come a celebrare una nuova vita all’interno di se stessi. L’intera installazione si traduceva così in un percorso in grado di rendere il fruitore protagonista attivo di un mondo che sfiorava la metafisica. Non c’era sopra. Non c’era sotto. Non c’era prima. Non c’era dopo. Ciò che rimaneva era pura energia.
L’ARTISTA – Nato a Bruxelles nel 1979, Luca Guatelli giungeva a Roma in età adolescenziale. Si iscriveva all’Accademia di Belle Arti, ma, non stimolato dal contesto, decideva di lavorare presso lo studio di Gianni Desì. Dopo due anni si sentiva pronto per dedicarsi esclusivamente alla sua personale forma d’arte. Nel suo loft creava da 18 anni, con entusiasmo, dedizione e istinto, svariate opere concettualmente affini e coerenti, espressioni del suo stato d’animo. Non semplicemente pittore, riusciva a combinare tele, installazioni e sculture.
Info: www.lucaguatelli.it
IL LUOGO – Les Marionnettes, all’interno del Guido Reni District, era un luogo dove relax, bellezza e bontà erano al centro della scena. L’obiettivo era quello di avvicinare tutti, in particolare i più giovani, a un cibo sano e innovativo, attraverso la ricerca e la scoperta di prodotti naturali e sostenibili di altissima qualità, accostandosi allo stesso tempo a espressioni artistiche come il teatro e la musica.
Info: via Guido Reni 7, Roma
Tel – 3898778814
Facebook – Les Marionnettes Rome
A margine della mostra si è tenuto un aperitivo/cena il cui ricavato è stato devoluto alle attività di Angelo Azzurro Onlus e al progetto A-Head, mentre la selezione musicale è stata curata da Marco Moreggia.
L’intera serata, infine, veniva filmata dal video maker Mauro Giovanni Piccinini, direttore del progetto hour interview.














