Assistenza Domiciliare
Il Servizio di Assistenza Domiciliare di Angelo Azzurro Onlus è rivolto a pazienti di età compresa tra i 18 e i 30 anni con disturbi psichiatrici con o senza abuso di sostanze. Ad ogni paziente viene affiancato un operatore di riferimento. L’obiettivo è quello del reinserimento sociale migliorando la qualità di vita del paziente con diminuzione della sintomatologia tramite il raggiungimento di piccoli obiettivi, eliminando gli aspetti problematici della sua vita quotidiana ed evitando la cronicizzazione.
Il paziente si sperimenta in tal modo come soggetto attivo, si crea una rete di supporto e di comunicazione tra paziente, equipe riabilitativa e famiglia, che permette di superare le diverse difficoltà portando alla luce bisogni e potenzialità presenti.
La famiglia assume un ruolo essenziale nel processo di guarigione di ogni paziente. L’operatore entra infatti nel domicilio, sia per i benefici derivati da questo tipo di intervento sia per la gratificazione “narcisistica’’ di un proprio coinvolgimento nel processo di cura.
Tutto ciò rappresenta un punto nodale del percorso in quanto, molto spesso, è proprio nella difficoltà del “delegare’’ a qualcun altro la cura del proprio figlio che si incontrano i maggiori ostacoli nell’ intervento terapeutico.
L’assistenza domiciliare permette sia al paziente che alla famiglia di “separarsi senza accorgersene”, sostenendo ogni assistito in un percorso di autonomia e di maggior fiducia in se stesso e aiutandolo lì dove sembra più protetto, cioè in casa.
La metodologia impiegata dai professionisti di Angelo Azzurro Onlus nel lavoro con le famiglie ha mostrato una grande validità nel ridurre il livello di stress favorendo strategie di interazione più armoniose e collaborative da parte dei familiari.
Il modello psicoeducativo di I. Fallon nasce per la gestione territoriale dalla malattia mentale e viene proposto come intervento domiciliare attuabile da operatori dei servizi di salute mentale adeguatamente formati. Dal punto di vista terapeutico, infatti, è molto differente lavorare con una famiglia il cui figlio è inserito in una Comunità Terapeutica o in un progetto di Assistenza Domiciliare.
In quest’ultima la conoscenza del paziente da parte dell’equipe curante risulta essere più approfondita, così come le problematiche e le relazioni familiari.
Viene ad assumere inoltre particolare rilievo la quotidianità nel contesto extra-istituzionale e comprensione del disagio psichico, nella articolazione quotidiana del tempo e del suo significato.
Il domicilio rappresenta il “setting privilegiato’’ per capire al meglio un paziente, come afferma Borgna (2001): “Le case dicono molto sulle persone: a volte ci sono case pulite, accoglienti, profumate, oppure più spesso case buie, disordinate, sporche, fatiscenti e non è detto che questo coincida con le possibilità economiche, finanziarie delle persone; a volte l’impoverimento dell’ambiente rappresenta l’impoverimento della realtà personale. Case in cui si sussurra e case in cui si urla. Ci sono pazienti a cui viene dato uno spazio, pazienti che possono sostare, ma non abitare. Ci sono case nelle quali c’è la vita e case nelle quali vi è passata”.
All’operatore domiciliare viene data una possibilità privilegiata, quella di potersi calare, con tutte le difficoltà che essa comporta, nel “clima emotivo’’ della famiglia e poter così entrare in risonanza affettiva con essa. Attraverso questo “terzo occhio” si arriva a comprendere più a fondo la famiglia nel suo vero contesto di vita, migliorandone le abilità comunicative ed aiutandola ad attuare strategie di “problem solving”.
Questa nostra proposta di intervento nasce quindi dalla considerazione che le problematiche connesse alla cura e assistenza del paziente grave nella salute mentale sollevano l’esigenza di interventi diversificati, ma soprattutto la necessità che questi interventi per realizzare una cura adeguata debbano essere sottesi ad una continuità di progetto.
Quest’ultima, nel disagio mentale è sicuramente una modalità di intervento che deve essere presa in seria considerazione, mediante una presa in carico totale di una equipe di lavoro, in modo da non delegare ad altri la cura del paziente ma collaborare assieme per un medesimo risultato.
Come afferma Seneca, “se un uomo non sa verso quale porto è diretto non avrà mai venti a favore…”
Il tecnico della riabilitazione psichiatrica (TeRP) è un professionista sanitario che aiuta le persone con disabilità psichica a recuperare e migliorare il loro funzionamento quotidiano e il benessere psicosociale, collaborando in équipe con altri professionisti per definire e attuare programmi terapeutici personalizzati. Il suo lavoro include l’analisi dei bisogni dei pazienti e delle loro risorse, l’attuazione di interventi per sviluppare abilità sociali e di cura di sé, il supporto alle famiglie e al contesto sociale per il reinserimento, e la valutazione degli esiti dei programmi riabilitativi.

